Beato Zeffirino (Ceferino) Namuncurá

Aspirante salesiano

Z

effirino Namuncurá, figlio di Manuel Namuncurá e di Rosario Burgos, nacque a Chimpay (provincia di Rio Negro, Argentina) il 26 agosto 1886 e fu battezzato, due anni più tardi, dal missionario salesiano don Domenico Milanesio, che aveva mediato l’accordo di pace tra i Mapuce e l’esercito argentino, rendendo possibile al papà di Zeffirino di conservare il titolo di “Grande Cacico” per sé, e anche il territorio di Chimpay per il suo popolo.

 

Aveva undici anni quando suo padre lo iscrisse alla scuola governativa di Buenos Aires: voleva fare del figlio il futuro difensore del suo popolo. Ma Zeffirino vi si trovò a disagio e il padre lo passò al collegio salesiano “Pio IX”.

Qui iniziò l’avventura della grazia, che avrebbe trasformato un cuore, non illuminato ancora dalla fede, in un testimone eroico di vita cristiana. Due fatti lo lanciarono verso le cime più alte: la lettura della vita di S. Domenico Savio, di cui diventò ardente imitatore, e la prima comunione, nel 1898, nella quale strinse un patto di assoluta fedeltà con il suo grande amico Gesù.

 

All’inizio del 1902 la sua salute cominciò a deteriorarsi: gli esami clinici gli riscontrarono la tubercolosi. Lo fecero ritornare al suo clima nativo, ma non bastò. Mons. Cagliero pensò allora che in Italia avrebbe trovato cure migliori. La sua presenza non passò inosservata: i giornali parlarono con ammirazione del Principe de las Pampas. In Italia incontrò don Michele Rua (1° successore di don Bosco, beatificato il 29 ottobre 1972) e S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914)che lo ricevette in udienza privata, ascoltandolo con interesse e regalandogli una sua medaglia ad principes.

 

Il 28 marzo 1905 lo si dovette ricoverare al Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina; qui fu affidato alle cure del medico personale di S. Pio X. L’11 maggio dello stesso anno Zeffirino morì all’età di 18 anni, lasciando dietro di sé un’impronta di bontà, diligenza, purezza e allegria inimitabili.  A mons. Cagliero, che gli fu accanto fino alla fine, disse queste ultime parole: “Sia benedetto Dio e Maria Santissima! Basta che possa salvare la mia anima e, per il resto, che sia fatta la santa volontà di Dio”.

Fu sepolto nel cimitero monumentale di Roma, il “Verano“. Nel 1924  le sue spoglie furono rimpatriate e interrate nel Santuario di Fortín Mercedes in Argentina, e quella sua tomba è meta di pellegrinaggi ininterrotti, perché grande è la fama di santità di cui egli gode tra il popolo argentino.

 

Zeffirino incarna in sé le sofferenze e le aspirazioni della sua gente Mapuce, quella stessa gente che nell’arco degli anni della sua adolescenza ha incontrato il Vangelo e si è aperta al dono della fede sotto la guida di saggi educatori salesiani. C’è un’espressione che raccoglie tutto il suo programma: “Voglio studiare per essere utile al mio popolo”.

Zeffirino è l’espressione e frutto della spiritualità giovanile salesiana, quella spiritualità fatta di allegria, amicizia con Gesù e Maria, adempimento dei propri doveri, donazione agli altri. Egli rappresenta la prova convincente della fedeltà con cui i primi missionari mandati da don Bosco sono riusciti a ripetere ciò che egli aveva fatto all’Oratorio di Valdocco: formare giovani santi.

 

Il 2 maggio 1944 iniziò la causa di beatificazione e il 3 marzo del 1957 il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) ne approvò l’introduzione. Il 22 giugno 1972 è il Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978) a proclamarlo Venerabile.  Nel dicembre del 2006 la Santa Sede gli ha riconosciuto il primo miracolo che ha portato Zeffirino Namuncurà ad essere il primo argentino aborigeno a raggiungere la beatificazione che ha avuto luogo a Chimpay (Viedma, Argentina), l’11 novembre 2007, ad opera del Card. salesiano Tarcisio Bertone, in rappresentanza di Papa Benedetto XVI.

Fonti principali : vatican.va; wikipendia.org (« RIV.»).


Colletta 
O Dio, che nel beato Zeffirino
hai dato ai giovani un modello di santità,
concedi anche a noi, per sua intercessione,
di collaborare all’avvento del tuo regno
adempiendo con pazienza e amore
gli impegni di ogni giorno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Amen